Prime valutazioni sul nuovo PNRR

04.05.2021


Dopo l'invio del PNRR in Europa è' tempo di giudizi: ecco qui alcune valutazioni e un primo confronto tra il PNRR di Conte e quello di Draghi


Dopo la discussione parlamentare sul PNRR e il suo invio formale in Europa si può dare un primo giudizio sulla versione "Draghi" del Piano.

Il mio giudizio sintetico è' questo: non siamo di fronte ad uno stravolgimento del Piano di Conte ma ad un suo rafforzamento in tutte le aree critiche individuate dalle istituzioni europee: riforme, governance e sistema di controllo.

In particolare le riforme diventano la cornice fondamentale in cui si collocano le sei missioni. Questo fa del PNRR non più solo uno strumento di sostegno agli investimenti, ma un mezzo per affrontare in modo strutturale i nodi critici del sistema Paese.

Si individuano tempi precisi e provvedimenti (per lo più leggi delega e decreti attuativi) per varare le due grandi "riforme orizzontali" (Pubblica amministrazione e giustizia), le due "riforme abilitanti" (semplificazione e concorrenza) oltre ad una serie di "riforme settoriali", le più importanti delle quali sono la riforma fiscale (irpef con nuovi criteri ispirati a progressività), il completamento del Family Act e la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro.

Bisognerà vedere se Parlamento e Governo da qui al 2023, saranno in grado di far fronte ad una simile mole di lavoro.

Il vero banco di prova sarà la riforma del codice degli appalti, condizione essenziale per rispettare i tempi del Next Generation (impegni di spesa entro il 2023 e esecuzione dei progetti entro il 2026). Condivido la scelta di non seguire la via dell'eccezionalismo del così detto modello Genova (l'assenza di gare fa di quel modello una modalità irripetibile), ma di affrontare la riforma delle procedure ordinarie adeguandosi senza inutili orpelli al modello europeo.

La governance viene definita in modo più' chiaro: il MEF diventa il soggetto cardine del Piano italiano, deputato ai controlli sull'intero processo, mentre il coordinamento tra i dicasteri, le Regioni, le istituzioni locali e le parti sociali è avocato alla Presidenza del Consiglio. Fine della task force da 300 consulenti fuori dal controllo di Ministeri e Parlamento.

Il sistema dei controlli, a cui viene dedicata tutta l'ultima parte del Piano, sarà multilivello: centrale e locale. Anche le Regioni dovranno dotarsi di meccanismi di controllo sulle azioni e sui progetti che intercetteranno le loro competenze.

La novità del Piano Draghi è' il fondo complementare. Dalla prima versione del Piano ad oggi infatti abbiamo perso 18 miliardi di risorse Next Generation per un riconteggio più puntuale effettuato dal MEF. La scelta di Draghi è' stata quella di integrare i 191 miliardi del Next Generation (non più 209 dunque) con fondi nazionali per 30 miliardi già oggetto dello scostamento votato dalle Camere, quindi già autorizzati, con il duplice risultato di aumentare le risorse e di poterle spendere senza la tagliola del 2026. Quindi adesso le risorse sono queste: 191 miliardi di Next Generation (tra prestiti e sovvenzioni), 14 miliardi di fondi REACT EU, 30 miliardi di fondo complementare. In tutto 235 miliardi. Con i fondi ordinari dello Stato e europei arriviamo a quasi 400 miliardi. Una cifra mai vista.

Ora un rapido sguardo per vedere cosa cambia nelle missioni.

Nella missione sulla digitalizzazione non ci sono grandi cambiamenti. La parte relativa alla pubblica amministrazione rimane pressoché invariata. Nella componente legata al settore produttivo si confermano di fatto gli investimenti a sostegno della strategia Transizione 4.0 con una iniezione di 5,8 miliardi dal fondo complementare che sono diretti a compensare la riduzione dei fondi PNRR dedicati a questa misura, che passano da 18,80 miliardi a 13,97. Cresce la quota di investimenti PNRR destinati alla banda ultra larga e al 5G che passano dai 4,20 miliardi del Piano Conte ai 6,31 miliardi del Piano Draghi.

Confermati gli investimenti senza grandi scostamenti anche nella componente Cultura e Turismo 4.0: passano da 2,40 a 2,70 i miliardi per la rigenerazione di piccoli siti culturali e del patrimonio culturale religioso e rurale con la conferma del miliardo per il Piano Piccoli Borghi, dei 600 milioni per la valorizzazione del paesaggio rurale e dei 300 milioni per giardini e parchi storici.

La misura Turismo 4.0 vale 2,4 miliardi (era 2.90 nella precedente versione) con 1,80 miliardi (erano 1.50) impegnati per i fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche. Poco più di un miliardo (erano 2.70 prima, ma si dovrebbe supplire con 1,46 miliardi di fondo complementare che dovrebbe finanziare in particolare la misura Grandi Attrattori, che per Genova vuol dire Mura e Forti) va al programma patrimonio culturale Next Generation con 500 milioni per le piattaforme digitali, 300 milioni per l'accessibilità delle infrastrutture culturali e 300 milioni (prima non c'erano) per la rigenerazione energetica di cinema, teatri e musei.

I cambiamenti più importanti riguardano la missione sulla transizione ecologica.

Si rafforza la misura sulla filiera agroalimentare di 300 milioni, ma si taglia il programma sull'economia circolare - progetti Faro (-1,6 miliardi, anche se ci sono nel fondo completare di 1,20 miliardi, che possono essere utilizzati in questa direzione). Si confermano gli investimenti per i nuovi impianti e l'ammodernamento di quelli esistenti per il ciclo dei rifiuti (1,50 miliardi).

Viene implementata la parte sulla filiera delle rinnovabili (+ 1,5 miliardi), la parte sullo sviluppo dell'idrogeno (+ 1,5 miliardi), le Smart grid (+ 700 milioni) e la mobilità sostenibile (+ 1 miliardo: salgono i km per il trasporto pubblico rapido di massa da 195 a 240 e si punta ad una rete di ricariche elettriche da 7500 punti nelle autostrade e 13700 nelle città, si tagliano invece i treni regionali verdi da 80 a 53, le ciclovie urbane da 1000 km a 570 e diminuiscono gli acquisti di nuovi autobus a basse emissioni da 5139 a 3360).

Si mantiene l'obiettivo di prorogare il super bonus sull'efficienza energetica degli edifici di edilizia residenziale privata e pubblica al 2023 con l'impegno di mettere sei miliardi del fondo complementare ad integrazione dei 13.8 del PNRR. In questo contesto dovrebbero rientrare i 2 miliardi per il programma di riqualificazione dell'edilizia residenziale pubblica Safe, green and Social, ma occorre vigilare perché come noto la programmazione puntuale del fondo complementare non c'è' ancora.

Nota (molto dolente) è' il taglio corposo al capitolo dell'efficienza energetica degli edifici pubblici. Vengono meno quasi 8 miliardi. In particolare viene ridimensionato il capitolo della ristrutturazione degli edifici scolastici anche se i 5,21 miliardi tolti in questa missione per questa finalità vengono parzialmente recuperati nella missione Istruzione e Ricerca per 3,9 miliardi. Spariscono però gli 800 milioni per nuove scuole e 1,3 miliardi previsti per la riqualificazione degli edifici pubblici delle aree metropolitane. Mi auguro che ci si metta rimedio con fondi ordinari.

Sulla parte di governo del territorio si recepisce in modo a mio avviso ancora insufficiente il tema della biodiversità, prima completamente ignorato dal Piano Conte, (sono previsti 1,7 miliardi, interessanti per la Liguria i 500 milioni per la bonifica dei siti orfani e i 400 milioni per il ripristino e la tutela dei fondali e degli habitat marini, mentre per i Parchi solo 100 milioni per la digitalizzazione dei Parchi nazionali, niente per i Parchi regionali), ma lo si fa di fatto sottraendo risorse agli interventi contro il dissesto idrogeologico (passano da 3,6 miliardi a 2, 5 miliardi) che invece meriterebbe uno stock di risorse decisamente più ingente. Si confermano i 600 milioni già previsti dal Piano Conte per reti fognarie e depurazione, che sono però decisamente sottostimati rispetto al fabbisogno reale.

Sulla missione infrastrutture per la mobilità sostenibile si mantiene la parte sulle ferrovie ad alta velocità e ad alta capacità (la Liguria è' interessata per il corridoio Liguria/Alpi ma non è' chiaro se si prevedono fondi specifici per il quadruplicamento della tratta Voghera/Pavia, vero buco di 20 km tra il Terzo Valico e Milano).

Si stralciano i 3, 3 miliardi del Progetto Porti d'Italia con il risultato che la diga del porto di Genova passa dal PNRR al fondo complementare, ma questo potrebbe essere un vantaggio perché si può evitare il termine del 2026 molto difficile da rispettare anche solo per la realizzazione del primo lotto. Bisogna capire bene quante sono le risorse e quindi se sono ancora i 500 milioni del Piano Conte o gli 800 auspicati dal cluster locale per realizzare per intero il primo lotto.

Vanno nel complementare anche le risorse per il progetto green ports (300 milioni) e quello sul cold ironing (700 milioni) che riguarda anche i porti liguri in quanto porti Ten T.

Nella missione istruzione e ricerca, oltre a confermare i 4,6 miliardi per asili nido e scuole per l'infanzia, il miliardo per gli alloggi per studenti universitari e quello per tempo pieno e mense, si aggiungono 300 milioni per promuovere lo sport nelle scuole, si raddoppiano i fondi per la dad e la formazione digitale del personale scolastico (da 400 milioni a 800), si prevedono nuovi dottorati di ricerca per la pubblica amministrazione e la gestione del patrimonio culturale (430 milioni), si aumenta di 1 miliardo la dotazione del Fondo per il programma nazionale della ricerca e si finanziano per 300 milioni le start up, misura questa prima non contemplata (altri 250 milioni "nuovi" vengono destinati a start up e venture capital attivi nel settore ambientale nella missione sulla transizione ecologica).
Male invece il taglio delle risorse per le borse di studio che passano da 1,3 miliardi a 500 milioni.

La rigenerazione urbana nell'ambito della Missione Inclusione e coesione sociale acquisisce nuove e importanti risorse: ai 3,30 miliardi già previsti per gli interventi di rigenerazione volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, ai 2,80 miliardi per il social housing e ai 700 milioni per il programma sport e periferie si aggiungono 2,9 miliardi per i Programmi Urbani Integrati, dedicati alle periferie delle città metropolitane con pianificazione partecipata e co progettazione con il Terzo Settore.

Appare necessario invece accertarsi che nei 2,43 miliardi del fondo complementare che integra la componente del PNRR sulla coesione territoriale ci siano le risorse per riportare lo stanziamento previsto per il rilancio della strategia aree interne alla previsione originaria (1,5 miliardi) perché al momento sono previsti solo 830 milioni.

Nell'ultima missione, quella sulla sanità, non cambiano ne' il saldo della missione (18 miliardi con Conte, 18 miliardi con Draghi compreso il fondo complementare) ne' i saldi delle due componenti (potenziamento assistenza territoriale e innovazione/ricerca/digitalizzazione). Cambiano invece i pesi delle singole misure: scendono le risorse per le case di comunità (da 4 miliardi a 2) e per gli ospedali di comunità (da due miliardi a 1) mentre salgono gli investimenti nell'assistenza domiciliare con l'ausilio della telemedicina (da 1 miliardo a 4). Insomma si sceglie la strada della de-istituzionalizzazione e delle cure nel proprio ambiente di vita.

Si potenzia infine la ricerca biomedica: 300 milioni in più per non farsi trovare impreparati come ci è' successo per i vaccini anti covid.

Ora il PNRR passa alla fase attuativa. Ci vuole creatività e tempestività perché questa straordinaria opportunità non vada sprecata e perché una regione come la Liguria colga l'attimo e provi a cambiare passo costruendo una nuova identità territoriale guardando ad un futuro fatto di sostenibilità ambientale, inclusione sociale e innovazione dei processi produttivi. Il tempo è' ora!

Giovanni Lunardon